Memoriografie

La missione di memoriografie è far arrivare a chiunque la potenza evocativa della scrittura intimistica. Questa, infatti, è in grado di ricongiungerci non soltanto con noi stessi, ma anche con gli altri e il mondo: la nostra storia, scrivendola, diventa la storia di un altro. 

In tal modo, abbandoniamo il particolare per abbracciare una visione universale: un’attività che parrebbe dunque spinta dall’egoismo, si rivela intrinsecamente altruista: attraverso di me, scopro l’altro che è in me, e dunque anche l’altro che è fuori di me. È un movimento che parte dall’interno e giunge all’esterno, fino ad avvolgere il mondo.

Raccontare e raccontarsi, quindi, diventano forme di ricongiungimento e di liberazione.

Duccio Demetrio, nel suo libro Raccontarsi edito nel 1996, individua cinque poteri lenitivi della scrittura autobiografica – ma che possiamo estendere a ogni tipo di scrittura intimistica, diaristica, biografica. 

Un uomo sfoglia il suo taccuino su cui ha scritto i suoi ricordi di una vita

Il primo è il piacere di lasciarsi andare alle dissolvenze. Così lo descrive Demetrio: «le immagini ricompaiono sbiadite, crepuscolari, sfumate nei contorni: quasi inconsistenti e vaghe. […] Indipendentemente dal ricordo, il richiamo ci giunge da lontananze abissali e oniriche; dove il silenzio fa da nicchia sonora protettiva del tutto. Possiamo rimemorare voci, grida, frasi, oppure eventi foschi e assai pesanti per l’anima, tuttavia, l’effetto è sempre lo stesso: nulla è mai completamente “a fuoco” e nulla è mai chiassoso.»

È il piacere onirico del ricordo, del fantasticare sulle cose accadute e ormai passate. Ma il solo fatto che noi riusciamo a rievocarle, a riassaporarle, ci provoca un piacere – e un piacere tanto più intenso quanto più il ricordo è sbiadito.

Tutto ciò non è distante dalla teoria del vago e dell’indefinito descritta da Leopardi. Per Leopardi, il piacere dell’infinito non è dato nella realizzazione materiale, ma dalla sua creazione mentale, perché un vivente non può raggiungere una condizione infinita. Il momento del piacere si verifica quando le realtà di sdoppiano: da un lato quella sensibile, che continua a essere concreta, fatta di oggetti fisici (il colle, la siepe), dall’altra l’interiorità, in cui gli oggetti si perdono in confini e la realtà viene allucinata. In quest’allucinazione del reale, in questa suggestione tutta interiore, c’è il piacere. 

L’indefinito è dato da quella sensazione di mancanza di contorni, di sfumatura, attraverso cui possiamo immaginarci qualcosa di lontano nello spazio e nel tempo. Ricordare i nostri eventi passati significa immergerci nella sensazione di vago e indefinito di cui parla Leopardi.

 

Convivenze

Il secondo potere riguarda la condivisione. Raccontare ad altri le nostre storie crea un rapporto intimo, in cui non soltanto ci apriamo, ma poniamo le basi per far aprire anche il nostro interlocutore – in questo caso, lettore.

Non è soltanto qualcosa che ha a che fare con il gusto del raccontare, che pure è innegabile e radicato fin dall’antichità, ma nel modo in cui ci presentiamo agli altri. Ogni volta che scriviamo, infatti, parliamo di noi, persino in un saggio o in un racconto di fantascienza.

In una scrittura intimistica, questo è ancora più vero, perché con la scrittura indaghiamo il racconto che facciamo di noi stessi. Racconto che, in realtà, va in scena ogni mattina, fin da quando ci alziamo dal letto. Scrive Demetrio: «La riapparizione mattutina sulla scena della vita […] coincide con la narrazione, pur nei gesti e nelle azioni soltanto, di frammenti della propria biografia». 

Scrivere questa narrazione ci permette di poterla ricostruire, di esserne consapevoli e di poterla condividere in maniera aperta con chi abbiamo accanto.

 

 

Leggi anche: Come scrivere un diario

 

Ricomposizioni

Questo potere ha a che fare con l’idea di unire le diverse parti che ci compongono. Il nostro corpo alberga miriadi di «io», ed è soltanto un’illusione il credere di possedere una sola anima (o identità, comunque la si voglia definire). È a questo che si riferisce Hermann Hesse quando scrive ne Il lupo della steppa una frase fulminante: «Come corpo ogni uomo è uno, come anima mai».

Tuttavia, proprio trovare una mediazione tra le nostre parti, pur se per forza di cose frammentaria e mutevole, può darci la calda sensazione di sentirci uniti. Uno scritto autobiografico può dunque aiutarci in questo compito di «ricomposizione». Non soltanto rievochiamo un ricordo dopo l’altro, ma pian piano cominceremo a collegarli tra loro in maniere a cui non avevamo mai pensato. 

Ben presto, avremo davanti una fitta rete di connessioni, alcune lineari, altre impensabili. Il rievocare e il connettere ricordi è una conquista mentale con cui apprendiamo da noi stessi, e impariamo a darci una forma a cui mai prima avevamo pensato.

È questo, d’altronde, l’obiettivo primario di ogni scritto autobiografico: attribuirsi dei significati e, attraverso di essi, presentarsi al mondo.

 

Scarica tre risorse per iniziare a rievocare e dare forma ai tuoi ricordi.

Invenzioni

Il ricomporci in modi inediti e sorprendenti ci conduce al quarto potere: l’invenzione. Scrivere di noi stessi è in qualche maniera reinventarci: non soltanto perché inventiamo nuove connessioni tra le diverse parti che ci compongono, ma perché costruiamo un nuovo racconto di noi stessi. Con esso, possiamo riguardare a noi e alla nostra vita in modo inedito.

Tutto questo produce un distanziamento, e ci permette di guardare alla nostra vita come se fosse quella di un’altra persona. Ciò produce un senso di libertà, un allentamento dei giudizi che sempre ci attanagliano quando pensiamo a noi stessi. 

In questo modo, riusciamo a distaccarci da noi stessi: nel momento in cui la nostra vita diviene rappresentazione, diventa altro, e ciò accade anche a noi stessi. Nell’atto di scriverci, ci trasformiamo in altri personaggi. Questo accade anche con le altre persone che affollano i nostri ricordi: le loro identità si confondono, si biforcano, si moltiplicano attraverso la nostra manipolazione del ricordo. Ciò ci conduce al quinto potere.

Spersonalizzazioni

 

Nel suo libro del 1980, Alla ricerca della menteJerome Bruner scrive: «uno dovrebbe, almeno credo, terminare un’autobiografia cercando di delineare che cosa intende per “se stesso”. In effetti è un’impresa disperata, perché nel momento in cui ci si mette a pensare al problema appare chiaro che i confini della personalità si dileguano come neve al sole».

Nella stesura di un’autobiografia, è una sensazione ricorrente: più cerchiamo di definirci, più ricerchiamo un’identità, più i nostri contorni sfumano. Questo perché la definizione sottintende il delimitare, ma la nostra interiorità non può essere delimitata. Ciò che compiamo con la scrittura, invece, è creare un altro da noi: ci spersonalizziamo, per osservarci dall’esterno. Abbiamo già visto quanto questa pratica possa essere benefica. La spersonalizzazione ci permette di raggiungere, attraverso il particolare, l’universale. Parlando di noi, parliamo di tutto il resto. Questo può aiutarci a connetterci non soltanto con noi stessi, ma anche con gli altri e con il mondo.

Elias Canetti lo esprime con parole mirabili: «Quando scrivi la tua vita, in ogni pagina dovrebbe esserci qualcosa di cui mai un uomo abbia ancora sentito parlare. […] Chi indaga su se stesso finisce, lo voglia o no, con l’indagare su tutto il resto. Impara a vedere se stesso, ma all’improvviso, solo che abbia guardato onestamente, gli appare tutto il resto, che non è meno ricco di quanto fosse lui stesso, e anzi, in quanto coronamento finale, ancora più ricco.»

Un percorso di scrittura personalizzato con memoriografie

Se stai pensando di cominciare la tua autobiografia, o comunque di approfondire la scrittura intimistica, scopri i percorsi personalizzati di memoriografie: una serie di incontri 1-to-1 per indagare la tua storia ed entrare all’interno della scrittura. 

Avrai il vantaggio di avere un supporto costante durante tutta la fase preparatoria e la fase di scrittura.  In più, svolgeremo insieme degli esercizi che solleciteranno la parte involontaria della tua memoria e ti faranno comprendere la forza della scrittura come mezzo per conoscersi. Al termine, avrai il tuo libro-cimelio da condividere con i tuoi cari (che varierà non soltanto in base al tuo stile, ma anche in base al tipo di memoriografia che sceglierai).

In generale, sarà un’esperienza profonda di cambiamento e di ricerca

Se vuoi saperne di più sul processo di composizione, leggi l’articolo completo.

Inizia il tuo viaggio nella memoria.

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