Tutti abbiamo un mondo dentro di noi. Fatto di strade, volti, gesti, sensazioni, parole, eventi. È un mondo persino più ricco di quello fisico, e, anzi, possiamo dire che è l’unico mondo di cui facciamo davvero esperienza.

Ti starai chiedendo cosa intendo dire. Mi dirai: “Concedo che abbiamo un mondo interiore, fatto di ricordi, sensazioni, emozioni, e persino della vocina che ora mi sta leggendo queste tue parole e che le commenta.
Ma non è l’unico mondo: accanto a questo c’è il mondo reale, fisico, tangibile, che posso vedere, toccare e sentire in ogni istante. Davanti a me ora vedo lo schermo di un telefono, di un computer. Sono in bus, alla scrivania, al bar. E questi luoghi, questi oggetti, queste persone che mi sono intorno non sono dentro di me, ma all’esterno. Insomma, non è tutta una mia immaginazione: il mondo esiste.”
E hai ragione: non lo metto in dubbio. Tuttavia, possiamo vedere il processo di esperire il mondo esterno da un altro punto di vista.
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Ciò che percepiamo è frutto della sintesi compiuta dai nostri sensi e dal cervello. La nostra percezione interna – il mondo interiore – e quella esterna – il mondo fisico – sono inscindibili, perché l’una dipende dall’altra, e, anzi, l’una è frutto dell’altra: la percezione esterna è frutto della nostra percezione interna.
Senza i nostri sensi, non potremmo esperire niente. E ancora: se avessimo sensi diversi – poniamo, ad esempio, quelli di un pipistrello – vedremmo il mondo in un altro modo. Questo avviene, su una scala diversa, anche con le emozioni: in base all’emozione prevalente con cui guardiamo lo schermo, il cielo, o la nostra scrivania, quel mondo esterno ci appare diverso.
Siamo dunque sempre immersi all’interno del nostro mondo interiore. Quello che chiamiamo mondo esterno è il punto di contatto tra i diversi mondi di tutti gli altri viventi che noi incontriamo nella nostra quotidianità.
Indagare il nostro mondo interiore, quindi, ci aiuta a indagare anche il nostro mondo esterno; il modo in cui vediamo, sentiamo, annusiamo e tocchiamo.
Ma per poter indagare davvero quel mondo, dobbiamo cercare di osservarlo da lontano. Qui entra in gioco la scrittura, autobiografica o biografica. La scrittura ci permette di guardare il nostro mondo interiore da una certa distanza. E di condividerlo.
